Il primo incarico

Nena è una ragazza degli anni ’50. Vive nel Salento, nel SudItalia. Ha un fidanzato che appartiene ad una famiglia aristocratica del suo paese  che, per lei, rappresenta l’uomo evoluto che la comprende e ne capisce gli slanci e la voglia di conoscenza e di aperture. Lui le chiede di sposarlo ma lei brama un cammino d’indipendenza e di riscatto femminile  da una condizione di “degrado mentale”, quale è quello che vive nel suo paese e che fa parte del suo tempo, lo stesso che la mette in contrasto con la madre, donna d’altri tempi con quelle snervanti attenzioni che le dà senza capirla fino in fondo e senza  condividerne le scelte. Il suo percorso, di apparenti rinunce, la porta ad accettare il suo primo incarico di maestra elementare in una piccola comunità non troppo lontana da casa sua, ma abbastanza distante dalle sue aspettative. Rimandando, di fatto, la tranquillità che il suo Francesco le offre su un piatto d’argento, si ritrova in un contesto arcaico contadino, a vivere una condizione di disagio che le darà modo di tirar fuori tutta la sua forza e la sua attenzione verso un mondo che scopre diverso, fatto di sfumature silenti ma che accarezzeranno la sua anima e che l’accompagneranno, attraverso non poche sofferenze, ad avere occhi nuovi per sentire e comprendere quella nuova realtà. Le sue rinunce saranno, quindi, la conquista di un nuovo modo di osservare che passerà non più attraverso le convenzioni ma si dipanerà come veicolo per raggiungere una nuova pacata esistenza legata alle cose semplici.
È un susseguirsi di immagini, a tratti surreali a tratti di una realtà spiazzante, che appartengono ai paesaggi del Sud, fatti di luce e di atmosfere – ché devi averle vissute per poterne capire l’essenza – e alla sua realtà, concreta e tangibile, quale era quella della civiltà contadina di quegli anni. La forza risiede tutta nell’autenticità che i personaggi, tutti attori non professionisti tranne Nena (Isabella Ragonese), riescono a trasmettere attraverso il loro essere persone, dalle quali è possibile scorgere la durezza e la difficoltà di essere gente del Sud ma anche, e soprattutto, la possibilità di poter vivere e apprezzare gesti semplici e di pura bellezza nei quali, Nena, riconoscerà la vera libertà che stava cercando.

Emanuela Gioia

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