A Pa’

Caro Calvino,
(…) tu dici che rimpiango l’ “Italietta”: tutti dicono che rimpiango qualcosa, facendo di questo rimpianto un valore negativo e quindi un facile bersaglio.
(…) Che degli altri abbiano fatto finta di non capire è naturale. Ma mi meraviglio che non abbia voluto capire tu (che non hai ragioni per farlo). Io rimpiangere l’ “Italietta”? Ma allora tu non hai letto un solo verso delle Ceneri di Gramsci o di Calderòn , non hai letto una sola riga dei miei romanzi, non hai visto una sola inquadratura dei miei films, non sai niente di me! Perché tutto ciò che io ho fatto e sono, esclude per sua natura che io possa rimpiangere l’Italietta. A meno che tu non mi consideri radicalmente cambiato: cosa che fa parte della psicologia miracolistica degli italiani, ma che appunto per questo non mi par degna di te.
L’ “Italietta” è piccolo-borghese, fascista, democristiana; è provinciale e ai margini della storia; la sua cultura è un umanesimo scolastico formale e volgare. Vuoi che rimpianga tutto questo? Per quel che mi riguarda personalmente, questa Italietta è stata un paese di gendarmi che mi ha arrestato, processato, perseguitato, tormentato, linciato per quasi due decenni . Questo un giovane può non saperlo. Ma tu no. Può darsi che io abbia avuto quel minimo di dignità che mi ha permesso di nascondere l’angoscia di chi per anni e anni si attendeva ogni giorno l’arrivo di una citazione del tribunale e aveva terrore di guardare nelle edicole per non leggere nei giornali atroci notizie scandalose sulla sua persona. Ma se tutto questo posso dimenticarlo io, non devi però dimenticarlo tu…
P.P.Pasolini “Scritti corsari”

Un anno fa ripercorrevo le emozioni del viaggio di ‪‎Pasolini‬ attraverso quell’Italietta che si faceva spazio tra mille contraddizioni, palesi e non. Un viaggio che lo porta fino a Sud, di cui svelerà certe verità: scomode, ma di una attendibilità talmente alta e spiazzante da rivelare, con il consueto fare profetico, i risvolti tristi e annunciati di una realtà sempre più tangibile.

Oggi, a 40 anni dalla morte, lo ripropongo. di seguito il link:

Cattura

Annunci

4 risposte a "A Pa’"

Add yours

  1. Ho letto il tuo post di cui al link e ti ringrazio per averlo segnalato a chi all’epoca non ha avuto la fortuna di leggerlo.

    Una pagina bellissima, appassionata e appassionante di chi quella terra la sente e la vive con partecipazione e anche sofferenza per quanto è stato -ed è ancora e purtroppo- dilapidato, basta vedere quello che sta succedendo in questi giorni con gli alluvioni.
    Una lettura che in qualche modo mi ha riportato indietro con gli anni sebbene non a quelli in riferimento, anni in cui i “mali” della nostra martoriata terra erano esattamente quelli di oggi, forse con qualche velatura in più considerata la poca informazione di allora. Ma ora che l’informazione viaggia in istantanea non è che sia molto meglio anzi!

    Le riflessioni di Pasolini trovano una loro cognizione e giustificazione, per la situazione socio-politica di quegli anni e soprattutto per quello che lui stesso successivamente ha dichiarato in risposta al dottore. Però mi piace pensare -in maniera stringente- che le parole del dottore -non in quanto a mera difesa a prescindere- rappresentino il modo più vero e genuino nell’identificare quei luoghi e suoi abitanti : “””Abbiamo le nostre miserie e i nostri difetti, ma abbiamo anche il nostro buon cuore, le nostre virtù e soprattutto il grande desiderio di essere considerati figli non demeriti di una madre comune».”””

    Sebbene le parole di Pasolini suggeriscano una visione che ha la portata di un macigno, del quale ancora adesso ne portiamo tutto il peso : “””In Calabria è stato commesso il più grave dei delitti, di cui non risponderà mai nessuno: è stata uccisa la speranza pura, quella un po’ anarchica e infantile, di chi vivendo prima della storia, ha ancora tutta la storia davanti a sé».”””
    Ciao

    Piace a 1 persona

    1. Grazie a te per l’attenzione che poni alle mie pagine, attraversate, evidentemente , da un comune sentire. 🙂

      Quella di Pasolini è certamente una visione lucida e obiettiva delle tante contraddizioni che esistono nella nostra terra: una terra emarginata, oppressa ma anche fortemente vittima di se stessa, di cui Pasolini prova a farsi interprete provando a capovolgere certi stereotipi. E lo fa, come era solito fare, attraverso l’interpretazione di una realtà che non conosce mezze misure: sbattendo sul tavolo la cruda apparenza, senza provare disprezzo, per decifrarne l’essenza attraverso i fili, sottili, che si nascondono dietro certi orditi che appaiono rigidi, grinzosi e ardui da tessere.
      Lo scambio epistolare tra Pasolini e il dott. Nicolini definisce, poi, la cifra di quel disincanto/incanto che violentemente, e inevitabilmente, sboccia dallo scontro duro iniziale con il nostro Sud.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: