Escher e i paesi (dis)persi e ritrovati.

Esiste, a Sud, un numero sconsiderato di borghi che hanno perso l’odore della vita, divenendo fantasmi, essi stessi, di ciò che erano e che hanno rappresentato nella storia. Sono tanti. E l’interesse verso certi luoghi, finalmente, comincia a ridestare la curiosità di chi ha la sensibilità per guardare oltre quelle “pietre” verso le quali spesso si avverte disprezzo, come fossero superflue, fastidiose: elementi da estirpare per fare spazio al nuovo, al moderno, al pieno che diventa vuoto con pochi gesti indolenti e rovinosi.
Sono per lo più piccoli borghi di cui, invece, nonostante il vuoto che sembra avvolgerli, si scorge ancora l’essenza ogniqualvolta se ne calpestano i sentieri, spesso rimasti inviolati dalla modernità, che danno adito ad un passo lento e meditato, dove lo sguardo si fa tutt’uno con l’anima e scorge quell’incanto, che non ha tempo, riportandolo ad un presente che all’improvviso sembra riempirsi di una bellezza che è lì: ferma, immobile, che non ha mai tradito e che aspetta di essere scorta.
Lo sapevano bene i viaggiatori dei “Grand Tour” che, nonostante le tante maldicenze, si avventuravano in quelle terre sconsolate e avverse che, una volta oltrepassate, ammaliavano gli ospiti con le loro bellezze nascoste, riconoscibili solo da chi sapeva scorgerne il carattere che, in questi luoghi, non ha mai avuto mezze misure.
E certamente quello stesso spirito, avventuriero e avventuroso, ma certamente ragionato, spinge un artista come Escher a muovere il suo sguardo proprio su quella parte d’ Italia che scoprirà piena di contraddizioni e contrasti, di paesaggi mozzafiato che facevano da contenitore alle molte arretratezze, all’asprezza delle montagne e del clima, alla mancanza di strade percorribili, aggiungendo documenti alle tante testimonianze scritte e alle immagini generosamente lasciate da chi, già prima di lui, aveva osato sfidare la sorte, spingendosi ben oltre le terre conosciute di Napoli e Palermo. Scrittori e viaggiatori inglesi come Edward Lear, George Gissing, Norma Douglas, Henry Swinburne, avevano già tracciato le orme di una bellezza pressoché sconosciuta e poco considerata che, su percorsi incisi come solchi dalla grandezza della Magna Grecia, si svelava attraverso altre verità e altri sguardi, contribuendo alle tante fonti documentarie che ci restituiscono una Calabria diversa: una Calabria che diventa meta e non più impervio passaggio, che diventa impareggiabile scrigno di una identità culturale preziosa e che ad ogni passo scopre nuove bellezze.
Maurits-Escher-Self-Portrait-in-a-Globe-1Artista olandese, conosciuto soprattutto per le sue incisioni che hanno per oggetto immagini basate su paradossi matematici e prospettive impossibili, Escher ebbe il suo primo contatto con l’ Italia nel 1921. Insieme ai suoi genitori, intraprese, in quell’anno, un viaggio di 20 giorni lungo le coste del Mediterraneo, percorrendo prima il sud della Francia e, costeggiando la Costa Azzurra, arrivò fino alla Liguria. All’epoca aveva 22 anni e di questo viaggio disse: «all’inizio sembra tutto travolgente ma dopo una settimana tutto diventa ordinario.» Non ebbe, dunque, un impatto appassionante con il paesaggio mediterraneo, ma l’anno dopo, alla ricerca di nuova ispirazione, decise di intraprendere un nuovo viaggio in Italia. Visitò le regioni centro settentrionali e fu molto colpito dal paesaggio e dalle città della Toscana, in particolare da San Gimignano e Siena. L’impatto fu decisamente più imponente, tanto da mutare il legame con l’Italia rispetto al primo svogliato approccio: si innamorò del suo paesaggio, della sua natura, della sua arte antica e decise, nel 1922, di stabilirsi a Roma nel quartiere di Monteverde Vecchio dove rimase fino al 1935.
Roma divenne così il fulcro, il punto di partenza, di tutta una serie di viaggi alla scoperta del Bel Paese. Tra questi i viaggi a Sud che segnano prepotentemente il suo spirito di artista, tanto da far rintracciare ai critici, in queste opere di esordio, l’interesse per temi che avranno poi un esclusivo e personale sviluppo nell’artista maturo.
A Sud Escher rimane conquistato dalla particolare struttura dei piccoli centri della Calabria, con il loro impianto complicato e complesso che si adagia su una configurazione irregolare del territorio e diventa un tutt’uno con il paesaggio: un paesaggio vasto, variegato, con rocce scoscese che portano al mare e alte montagne incontaminate. Con il suo sguardo ne oltrepassa l’aspetto, a volte duro e aspro, a volte delicato e taciturno, scomponendolo in particolari giochi prospettici e fissandone l’essenza attraverso una rilettura originale della bellezza di certi luoghi.
Viaggiò molto a Sud. E in Calabria vide molti e molti luoghi: da Pizzo a Tropea, Nicotera, Palmi, Scilla e Melito Porto Salvo, raggiungendo i paesi più interni nel più profondo sud, costretto a proseguire il viaggio, sui sentieri più impervi, con un mulo, grazie al quale riuscì a raggiungere alcuni paesi ai piedi dell’Aspromonte tra cui Palizzi e Pentedattilo. E poi ancora, proseguendo verso Nord, Gerace, Stilo, Santa Severina, Cariati, Rossano, Morano e Rocca Imperiale.

pentedattilo-escher
Maurits Cornelis Escher – Pentedattilo, Calabria, 1930

Pentedattilo (dal greco penta daktylos: cinque dita), uno dei borghi più affascinanti della Calabria, è certamente uno dei paesi che più colpirono l’artista, stupito dalle visioni che la stessa natura riusciva ad offrire allo sguardo (il paese sembra, infatti, custodito nell’incavo di una grande mano, sovrastato da cinque dita di roccia), e che raffigurò in diverse opere.
Di questi viaggi rimangono meravigliose xilografie e litografie di grande pregio, che ritraggono paesaggi ai suoi occhi unici e sorprendenti: immagini che parlano più di mille parole, perché hanno la forza e l’immediatezza della meraviglia che spinge l’occhio oltre lo sguardo svogliato e superficiale di chi osserva senza guardare fino in fondo. E, nonostante possa sembrare una breve e insignificante parentesi, l’osservazione del paesaggio italiano ebbe certamente un ruolo molto importante nella ricerca dell’artista, tanto da influenzarne tutta la produzione successiva.
Nel 1935,infatti, Escher lasciò l’Italia perché il clima politico gli era diventato insopportabile, a causa del regime fascista che diventava sempre più oppressivo. Si trasferì prima in Svizzera, poi in Belgio e poi in Olanda,dove vive il suo periodo artistico più prolifico, in cui abbandonerà completamente la rappresentazione della realtà per creare quei giochi che, più tardi, saranno definiti “visioni interiori”. Escher motivò questa scelta spiegando che nei paesaggi di Belgio e Olanda non c’era  nulla di così bello da ispirarlo. Dirà infatti lui stesso: «Il motivo per il quale, dal 1938 in poi, mi concentrai sull’interpretazione di idee personali è, principalmente, la conseguenza del fatto di aver lasciato l’Italia. In Svizzera, Belgio e Olanda, dove abitai successivamente, le forme del paesaggio e quelle architettoniche m’impressionarono meno di quelle dell’Italia meridionale»
Quello della permanenza in Italia, e della meraviglia che le bellezze del  paesaggio sono state in grado di suggerire al suo sguardo, è certamente stato un piccolo tassello della formazione artistica e spirituale di Escher. Ma, nonostante l’apparente irrilevanza, lasciò un segno indelebile nella mente dell’artista divenendo addirittura determinante per l’impulso verso l’entusiasmo e l’incanto: un punto di partenza, verso quel mondo infinito e paradossale che negli anni a seguire si appresterà a rappresentare, che ci piace pensare sia proprio iniziato da qui: dai declivi scoscesi del paesaggio interno dei nostri paesi, gli stessi che oggi soffrono di una solitudine inquieta, illustrata spesso nei racconti di grandi artisti che ne hanno raccolto l’essenza, facendone ispirazione, per andare, poi, verso altri mondi solo apparentemente distanti e completamente separati.

Emanuela Gioia

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8 risposte a "Escher e i paesi (dis)persi e ritrovati."

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  1. quanta passione che leggo nei tuoi articoli e quanto amore per questa nostra terra. Ti fa merito parlarne con simile partecipazione e approfondimenti non solo letterari e culturali ma anche e soprattutto di”pancia” nell’accezione più alta del termine. Anche questa pagina denota l’ostinata e ammirevole appartenenza e presenza per quei luoghi di “radice”. Ti ammiro per questo, continua così. Ogni volta che ti leggo mi pare di non essere mai partito, di essere ancora lì tra le meraviglie e i problemi di sempre. Grazie a te continua (ma del resto non si è mai interrotto) quell’amore viscerale e ancestrale che mi lega ad essa. Ciao e buona serata

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    1. La passione e l’amore per la mia terra sono il risultato di un bisogno, che nasce non solo dall’essermene allontanata ma ancora di più dalla distanza stessa che mi ha dato la possibilità di poter elaborare con maggiore lucidità i sentimenti contrapposti di amore/odio felicità/sofferenza che chi nasce a Sud conosce. Viverla da distante mi ha concesso un’altra possibilità: provare a rimettere in ordine certi sentimenti e guardare alle tante cose belle che lì esistono e che, purtroppo, si fa fatica a scorgere quando a prevalere sono, invece, quei tanti lati negativi che conosciamo. Dunque il paradosso di trovare nella sofferenza della distanza la gioia dell’appartenenza ad un luogo che ti rimane addosso: negli occhi e nell’anima. Grazie! 😀

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  2. L’ha ribloggato su LATITUDINI E ALTRE PAROLEe ha commentato:
    Un pagina bellissima e struggente che parla della mia terra : la Calabria.
    Ringrazio la mia amica conterranea di https://parafrasandoilsud.wordpress.com/.
    Un blog che consiglio di visitare, gestito con passione e capacità di esposizione, gli argomenti trattati hanno quel sapore di “terra e di radice” che esaltano il sentirsi appartenenza.

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    1. Quel che è uscito fuori dalla mia penna non è altro che lo specchio di una realtà celata da una coltre stratificata di realtà, altre, che inevitabilmente danno adito a dimenticare la vera natura della nostra terra.
      Provare ad osservarla attraverso lo sguardo di chi ne ha scorto le tante meraviglie, diventa spunto per ritrovare quello stupore che apre spiragli di luce ad uno sguardo rinnovato. Grazie per le belle parole! 😀

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